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Fabio Lepore

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Sangue. Vedere e capire

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Pubblicato su Come Stai di dicembre 2008, p. 74
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Gli esami del sangue sono uno dei metodi di indagine più diffusi usati dal medico per verificare, confermare o escludere la presenza di malattie e disturbi o per prevedere l'evoluzione delle problematiche già in atto. Sono diventati per molti un appuntamento almeno annuale al quale ricorrere per tenere sotto controllo il proprio stato di salute generale. Ma possono diventare più frequenti per chi soffre di malattie croniche come il diabete, per le quali si deve ricorrere a un controllo del sangue anche più volte al mese. Se si guarda alla media nazionale, secondo le statistiche più recenti, ogni italiano in media effettua circa 15 esami del sangue ogni anno.

Ma perchè sono così importanti? Tutto deriva dal fatto che il sangue porta al suo interno un numero straordinario di informazioni sullo stato di salute dell'organismo, sia nella sua parte liquida, chiamata plasma, che contiene enzimi, minerali, lipidi, ormoni, zuccheri, vitamine, proteine, sia in quella corpuscolata o cellulare, costituita dai globuli rossi (o eritrociti), dai globuli bianchi (o leucociti) e dalle piastrine.
Grazie a un numero di test sempre più elevato, il medico è oggi in grado di avere riscontri oggettivi sempre più precisi e specifici rispetto alle ipotesi sullo stato di salute della persona. È sempre il medico, quello di famiglia o lo specialista, che, in base alla conoscenza della persona e dopo aver effettuato la visita, decide quali prescrivere; ed è solo lui che può interpretare in modo corretto il risultato delle analisi. 
La lettura delle analisi non è un'attività meccanica. Nessun allarmismo quindi quando il referto del laboratorio evidenzia (con un asterisco) un valore superiore o inferiore all'intervallo "normale". Questo range di valori è infatti stabilito a livello internazionale in base alla media dei valori osservati. Il fatto di non rientrare "nella media" non significa automaticamente che è in atto una malattia, ma può essere dovuto anche a particolari comportamenti tenuti nei giorni precedenti all'esame (sforzi fisici, stress, alimentazione) o alle caratteristiche personali dell’individuo. L'esame del sangue è in questo senso simile a una fotografia, che rappresenta sempre l'immagine di un attimo e può risultare anche mossa o sfuocata.
Sempre meno probabile invece l'errore nell'esecuzione dell'esame da parte del laboratorio. Questa eventualità è oggi molto bassa, grazie ai numerosi controlli che vengono effettuati prima, durante e dopo l'esecuzione dell'esame con sofisticati sistemi informatici integrati nei macchinari. Ogni centro di analisi segue inoltre rigidi protocolli creati appositamente per garantire la qualità dell'esame, tenendo traccia di ogni operazione eseguita sul sangue in ogni fase della sua "lavorazione".

Esami di routine
Sono quelli prescritti più di frequente perchè permettono al medico di effettuare una valutazione sullo stato di salute generale dell'organismo.
Esame emocromocitometrico
Consente di scoprire il numero dei globuli rossi (eritrociti), dei globuli bianchi (leucociti), delle piastrine (trombociti) e la quantità di emoglobina presenti nel sangue. È quindi suddiviso in specifici parametri che riguardano ciascun singolo componente.
Gli intervalli di valori considerati normali sono:
Eritrociti: 4-5 milioni/mmc
Leucociti: 4-8 mila/mmc
Piastrine: sino a 150000/mmc
Emoglobina: (Hbg) 16%
Linfociti: 20-35%
Monociti: 3-7%
Neutrofili: 55-65%
Eosinofili: 0-3%
Basofili: 0-2%
Questi range possono però variare in base all’età e al sesso. Valori superiori o inferiori possono indicare un numero elevato di disturbi e malfunzionamenti dell'organismo.
Elettroforesi proteica
Permette di analizzare le proteine presenti nel siero (la parte liquida) del sangue e produce valori molto importanti, che possono evidenziare un gran numero di malattie.  Vengono individuate, in particolare:
- l'albumina, una proteina prodotta nel fegato la cui funzione più importante è di mantenere costante il livello dei liquidi nei vasi sanguigni. Quando i livelli sono bassi infatti i liquidi si diffondono più facilmente nei tessuti e causano gonfiore.
Valori di riferimento: 55-65% oppure 3,5-5g/100 ml.
Valori superiori al normale possono segnalare anche disidratazione.
Valori inferiori al normale possono indicare: abuso di alcolici, cirrosi epatica, infiammazioni, insufficienza renale cronica, ipertiroidismo, malnutrizione, una sofferenza al pancreas.
- alfa 1 globulina
Valori di riferimento: 2-5% oppure 0,2-0,4g/100ml.
Valori superiori a quelli di riferimento possono segnalare: ittero, traumi e ustioni.
Valori inferiori possono indicare anche una sofferenza del fegato.
- alfa 2 globulina
Valori di riferimento: 7-10% oppure 0,4-0,8 g/100 ml.
Valori superiori possono segnalare: colecistite, insufficienza renale.
Valori inferiori possono essere legati a disturbi dell’apparato digerente.
- gammaglobuline o immunoglobuline (Ig), sono suddivise in 5 differenti classi: IgG, IgA, IgM, IgD, IgE.
Valori di riferimento:
IgG: 800-1800 mg/dl;
IgA: 9-450 mg/dl;
IgM: 60-28 mg/dl;
IgD: inferiore a 15 mg/dl;
IgE: inferiore a 150 I.U./l
Valori superiori possono segnalare: cirrosi, epatite acuta, ittero, mononucleosi.
Valori inferiori possono evidenziare insufficienza renale cronica o l’uso di farmaci come gli steroidi.

Gli esami per il fegato
Transaminasi
Sono enzimi che stanno all’interno delle cellule del fegato e quindi il loro valore è utile per valutare il suo corretto funzionamento. Ne esistono di due tipi:
- ALT (alanina aminotransferasi) o GPT
Valori di riferimento: 10–31 UI/L per le donne - 10-37 per gli uomini.
Valori elevati si riscontrano in quasi tutte le malattie del fegato (virali, alcoliche o da farmaci); i valori tendono ad aumentare in proporzione alla gravità della malattia.
- AST (aspartato aminotransferasi) o GOT
Valori di riferimento: 10–31 UI/L per le donne - 10-37 per gli uomini.
Anche in questo caso valori superiori alla norma sono indice di una sofferenza del fegato, ma l'AST è un esame meno specifico dell'ALT in quanto è presente in più tessuti, non solo in quelli che compongono il fegato.
Bilirubina
È un pigmento contenuto nella bile. Si distingue in bilirubina diretta (già formata dal fegato) e indiretta (non ancora "lavorata"). Se il fegato si ammala oppure vengono distrutti globuli rossi in eccesso (nel caso ad esempio dell'anemia emolitica) la bilirubina aumenta.
- Bilirubina diretta
Valori normali: minori di 0,2 mg/100ml
Valori superiori possono segnalare: cirrosi epatica, epatite tossica, infezioni gravi, toxoplasmosi, forme tumorali.
- Bilirubina indiretta
Valori normali: minori di 1 mg/100ml
Valori superiori possono segnalare: alcune forme di anemia (emolitica e perniciosa), ematomi estesi, emorragie gastrointestinali, ipertiroidismo, uso di steroidi.
Fosfatasi alcalina
È un enzima molto importante per il metabolismo e si trova nelle ossa, nel fegato, nell'intestino, nei reni, nei globuli bianchi e nella placenta.
Valori di riferimento:
Donne pre-menopausa: 11,6-29,6 U/L
Donne post-menopausa: 14,2-42,7 U/L
Uomini: 15-21 U/L
Valore superiori possono segnalare l’ostruzione delle vie biliari.
Valori inferiori possono evidenziare la presenza di un’anemia.

Gli esami per il pancreas
Amilasi

È un enzima che interviene nel trattamento dell'amido introdotto nel pancreas.
Valori di riferimento: 10-220 U/l (unità per litro).
Valori superiori possono indicare: pancreatite acuta, abuso di alcolici, calcoli biliari, insufficienza renale cronica, morbillo, uso di diuretici, di antinfiammatori non a base di cortisone o di steroidi.
Valori inferiori possono segnalare: cirrosi epatica, epatite acuta virale, intossicazione.
Glicemia
Verifica la concentrazione nel sangue di un particolare tipo di zucchero, il glucosio.
Valori di riferimento: 70-110 mg/100 ml.
Valori superiori o inferiori possono segnalare: avvelenamento da ossido di carbonio (CO), diabete mellito, infarto cardiaco, insufficienza renale cronica, ipertiroidismo, alcune forme tumorali del pancreas, pancreatite, e possono essere dovuti anche all’uso di farmaci contraccettivi e diuretici.
Valori bassi possono anche indicare uno stato prolungato di digiuno o essere causati da una lunga esposizione al calore.

Gli esami per i reni
Azotemia

Verifica la quantità di azoto nel sangue e indica con precisione la funzionalità dei reni: valori diversi da quelli di riferimento indicano una imperfetta depurazione del sangue da parte di questi organi.
Valori di riferimento: 10-50 mg/100 ml.
Valori superiori possono segnalare: cirrosi, diabete mellito, forte disidratazione, emorragie gastrointestinali, gotta, traumi e ustioni.
Valori inferiori possono segnalare anche una dieta povera di proteine.
Creatinina
È un componente del sangue che viene eliminato con l'urina, per cui la sua presenza in quantità troppo elevate indica che i reni non riescono a farla passare nell'urina e non svolgono bene il loro lavoro. Anche un'alimentazione troppo ricca di carne può contribuire ad alzare il tasso di creatinina nel sangue.
Valori di riferimento: 0-1,5 mg/dl.
Valori superiori possono segnalare insufficienza renale e ipertiroidismo o essere causati da sforzi fisici eccessivi.
Valori inferiori possono invece essere causati da un’anemia.
Acido urico
Questa sostanza è un prodotto di scarto del metabolismo e dovrebbe essere espulso dal corpo, attraverso i reni, nell'urina.
Valori di riferimento:
Uomini: 3,2-8,1 mg/100 ml
Donne: 2,2-7,1 mg/100 ml
Valori superiori si riscontrano anche in caso di abuso di alcolici, in presenza di diabete mellito o in seguito a un periodo prolungato di digiuno.
Valori inferiori possono indicare: anemia, epatite acuta o la presenza di una gravidanza.

Gli esami per la tiroide
La tiroide è situata nella regione dei collo, davanti alla trachea, immediatamente al di sotto della laringe, ed è una ghiandola ormonale di importanza vitale per il nostro organismo. Gli ormoni tiroidei, cioè la tiroxina (T4) e la tri-io­dotironina (T3), hanno un ruolo determinante nel metabolismo basale, cioè nella velocità con cui le cellule del corpo a riposo producono e consumano energia. Un eccesso di tiroxina comporta un maggior consumo di energia, un deficit di tiroxina porta invece a una riduzione del metabolismo basale. Il TSH è invece un ormone prodotto dall'ipofisi anteriore, che regola diverse funzioni della tiroide.
Valori di riferimento:
TSH: 0.2-0.4 mU/ml
FT4 (tiroxina) Adulti: 5-12 mg/dl
FT3 (tri-iodotironina) Adulti: 80-180 mg/dl

Gli esami per le articolazioni
VES

La sigla VES sta per "velocità di eritro sedimentazione" e l'esame consente infatti di calcolare il tempo necessario perchè la parte solida del sangue (globuli rossi) si separi da quella liquida (plasma).
Valori di riferimento: 2-10 mm/ora per l’uomo, 0-20 mm/ora per la donna.
Valori superiori possono segnalare: un’artrite reumatoide, la presenza di infezioni e infiammazioni.
Valori inferiori possono evidenziare anche la presenza di allergie.
Proteina C reattiva (PCR)
È una proteina prodotta dal fegato e la sua presenza aumenta come conseguenza del danneggiamento dei tessuti. Il test quindi è molto utile per determinare la presenza di infezioni acute.
Valori di riferimento: < 0,5 mg/dL

Gli esami per il cuore e la circolazione
Colesterolo

È un importante tipo di grasso che può avere origine dal cibo (latte e derivati, carne, uova, ecc), o dal fegato. Assieme al valore dei trigliceridi permette al medico di valutare la presenza di grassi nell’organismo. Esistono due tipi di colesterolo:
- HDL (High Density Lipoproteins, lipoproteine ad alta densità), viene chiamato colesterolo "buono" perché, se prevale nella composizione del sangue, ha un effetto protettivo nei confronti delle malattie delle arterie. Le molecole HDL hanno infatti dimensioni elevate che permettono loro di svolgere un'azione di pulizia delle pareti delle arterie. Il colesterolo HDL è quindi molto utile ed è preferibile che il suo valore sia superiore ai 35 mg/dl: una persona che ha un colesterolo totale alto ma un HDL a un livello maggiore di 35 non è a rischio quanto una persona che insieme a un colesterolo totale alto presenta un livello di HDL basso (inferiore a 35).
- LDL (Low Density Lipoproteins, lipoproteine a bassa densità) o colesterolo "cattivo" perchè al contrario dell’HDL aumenta il rischio di sviluppare ostruzioni all’interno delle arterie.
I valori forniti dagli esami del colesterolo sono tre e i loro range normali sono: 120-220 mg/100 ml per il colesterolo totale, 40-80 mg/100 ml per l’HDL, 70-180 mg/100 ml per l’LDL.
Valori superiori possono segnalare anche: diabete, epatite cronica, un’intossicazione e ipotiroidismo.
Valori inferiori possono indicare anche anemie croniche e forme tumorali.
Trigliceridi
Sono sostanze grasse prodotte nel fegato o introdotte con gli alimenti (soprattutto burro, insaccati e formaggi grassi). Insieme all’aumento del colesterolo, l’innalzamento dei trigliceridi costituisce un fattore di rischio perchè danneggia le arterie.
Valori di riferimento: 40-170 mg/100 ml (i valori sono molto influenzati dall’alimentazione immediatamente precedente al prelievo).
Se i valori dei trigliceridi aumentano e contemporaneamente si riduce il valore del colesterolo HDL può aumentare il rischio di infarto e ictus.
Valori inferiori possono indicare anche: anemia, ipertiroidismo, digiuno prolungato o malnutrizione.
Omocisteina
È una sostanza che deriva dal metabolismo della metionina, un aminoacido essenziale che viene introdotto nell'organismo con il cibo. È considerata uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare. Un alto tasso di omocisteina aumenta difatti di tre volte il rischio di ictus o infarto.
Valori di riferimento: 4,5-15 m/L

Gli esami per la prostata
PSA - antigene prostatico specifico
È una proteina prodotta dalle cellule della ghiandola prostatica. La sua funzione è quella di mantenere fluido il liquido seminale.
Livelli più elevati del range normale possono riscontrare in presenza di malattie della prostata come l’ipertrofia prostatica benigna e l’adenoma prostatico. La sua concentrazione aumenta notevolmente in caso di forme tumorali localizzate nella prostata.
Valori normali: 0-4 ng/mL.

Come si fa il prelievo
Il prelievo viene solitamente effettuato da una vena posta sulla piega interna del gomito, sull’avambraccio o sul dorso della mano. La quantità di sangue estratto dipende dal numero di analisi che si devono eseguire, ma si tratta sempre di una quantità molto piccola. Il prelievo, tranne quando deve essere eseguito d'urgenza, viene fatto presso il laboratorio d'analisi o a domicilio dal medico di famiglia; a stomaco vuoto e entro le prime ore della mattina.
Negli ultimi anni la quantità di sangue prelevata sta diminuendo, perchè le quantità usate per le analisi sono sempre più basse. Oggi non vengono aspirati più di 10 o 15 centilitri di sangue, ma nell'arco di una decina di anni sarà possibile - grazie a una tecnologia chiamata microarrays - usare quantità di sangue infinitesimali e da poche gocce di sangue si potranno eseguire sino a 80 differenti test.
Le provette usate, in alcuni casi, contengono al loro interno degli additivi: l'EDTA, ad esempio, è un acido che non permette al sangue di coagulare. Una condizione indispensabile per eseguire esami come l'esame emocromocitometrico.

In gravidanza
Durante i nove mesi dell'attesa le analisi del sangue, assieme a quelle delle urine, rappresentano un appuntamento importante per controllare lo stato di salute della mamma e del feto. Deve quindi essere ripetuto, secondo le indicazioni del ginecologo, almeno una volta al mese.
Tra le analisi più importanti che si eseguono, ci sono il controllo degli zuccheri (glicemia), che consente lungo tutto il periodo della gravidanza di verificare un'eventuale insorgenza del diabete, e il toxo test. Quest'ultimo si esegue all'inizio e permette di rilevare la presenza di anticorpi contro la toxoplasmosi, che consentono alla donna di essere immune al contagio da parte del virus.
Un altro importante test da effettuare all'inizio della gravidanza è il controllo del gruppo sanguigno e del fattore Rh (un antigene che è presente sulla superficie dei globuli rossi e che determina la produzione da parte dell'organismo di anticorpi specifici, le proteine generate dal sistema di difesa naturale per contrastare l'attacco di virus e batteri). Se la futura mamma è Rh negativa è opportuno sottoporre allo stesso esame anche il papà. Se anche lui risulta Rh negativo non si possono incontrare problemi, mentre se l'uomo ha un fattore Rh positivo è possibile che anche il bambino erediti dal padre la stessa caratteristica. Una eventualità che potrebbe causare problemi di incompatibilità tra il sangue della mamma e quello del neonato.

Gli esami ormonali
Il controllo specifico degli ormoni consente di determinare la concentrazione nel sangue di diversi prodotti delle ghiandole endocrine, cioè di quelle ghiandole che proprio attraverso gli ormoni regolano il corretto funzionamento dell’organismo. Verificando la concentrazione degli ormoni, è possibile stabilire se le ghiandole che li producono funzionano bene o, al contrario, funzionano poco (cioè producono meno ormoni) oppure troppo (cioè producono più ormoni del normale). Si possono quindi evidenziare eventuali malattie che comportano squilibri ormonali.
Sono molti gli ormoni che possono essere analizzati, solitamente però il medico prescrive questi tipi di test soltanto per alcuni di essi, a seconda dei sintomi che evidenzia durante la visita. Si tratta, infatti, di un tipo di esame che non viene mai fatto di routine, ma sempre e soltanto dietro specifica indicazione del medico.

neriL’esperto di analisi del sangue. Il Dott. Giuseppe Neri, laureato in medicina a Catania nel 9173 e specializzatosi quattro anni dopo in microbiologia a Torino, è Primario dei laboratori di analisi degli ospedali di Ciriè e Chivasso (ASL 4 in provincia di Torino). Dal 1899 insegna presso la scuola di specializzazione in patologia clinica dell'Università di Torino ed è membro della commissione consultiva per i laboratori di analisi della Regione Piemonte. Negli anni ha curato oltre 70 pubblicazioni scientifiche sull'argomento.

 

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